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La Loggia

Torniamo a parlare di film horror. Oggi vi presentiamo La Loggia di Armando Armand: un film che è un insieme di cortometraggi girati dallo stesso Armand negli anni precedenti all’uscita di questa pellicola (2013).

La Loggia.. quella vicino Torino?

Bella domanda. Chissà se La Loggia prende ispirazione per il suo titolo dall’omonimo comune vicino Torino. Torino che è sicuramente una delle città maggiormente legate al tema dell’occulto e dell’esoterismo, temi che nel film vengono esposti in maniera anche troppo cruda.

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Possibile che La Loggia sia ispirato alla città di Torino? Scopriamolo vedendo il film

Sicuramente il regista – Armando Armand – ha voluto omaggiare questa bellissima città e le sue tradizioni magiche. Il titolo però è comunque piuttosto enigmatico e lascia poco spazio all’immaginazione dello spettatore. Cosa sarà questa loggia? Cosa c’entra con l’horror?

Insomma, non si capisce se si stia parlando di un luogo fisico o di qualcosa di più simile ad una setta satanica. Per di più, possiamo assicurarvi che dopo la visione del film, l’enigma resta aperto e forse questo era proprio l’obiettivo del regista.

Un insieme di cortometraggi

La Loggia è un collage di 21 cortometraggi, girati dallo stesso Armand. Una narrazione poco coerente, che affascina solo per l’atmosfera che ogni frame rilascia.

Tra tutte quella che più rimane impressa è la prima scena, la cui protagonista è una misteriosa donna velata, accompagnata dal suo amante. Sembra di trovarsi in un sogno. Un’atmosfera onirica che poi ci accompagnerà per tutto il film (unica cosa univoca tra una scena e l’altra).

La trama del film

Una moglie morta e un uomo che cerca disperatamente di creare un contatto tra la sua vita e quella ultraterrena della consorte.

Spesso la donna gli compare in sogno, altre volte gli appare come una specie di visione. Ogni volta è vestita da sposa. Il dubbio che nasce ad un certo punto della visione è: l’uomo è vivo e pensa costantemente alla moglie, oppure è morto pure lui?.

Subito dopo uno switch: il regista ci presenta una scena il protagonista è un calciatore pazzo alla ricerca del divino. Dopo aver vissuto tantissime esperienze diverse, alla fine quello che trova sono solo visioni che lo porteranno a perdere il senno (appunto).

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La Loggia è un film che parla di esoterismo e magia nera. Qual è il messaggio che vuole lasciare il regista?

Finita questa storia – anche se proprio finita non era – si passa a quella di una ragazza seguita e spiata nella sua casa. Chi sarà il suo stalker? Sarà un’unica persona o una strana setta che opera nei dintorni della sua dimora? Prima di poterlo scoprire davvero ecco che Armand ci propone un altro salto temporale verso una nuova storia.

Insomma, il film è un susseguirsi di situazioni strane che hanno a che fare con il mondo dell’occulto.

Scenari inquietanti

Una delle cose per cui merita vedere questo film sono sicuramente gli scenari inquietanti. La Loggia è un insieme di situazioni strane tutte in bilico tra erotismo malato ed esoterismo.

Ogni episodio è legato in qualche modo a quello che lo precede, ma non si sa bene come o perché. C’è quindi una sorta di ciclicità di personaggi e situazioni che ritornano, ma tutto si muove in maniera molto caotica.

La performance degli attori non è delle migliori: sono tutti non professionisti e questo non aiuta a realizzare un progetto di spicco. Una cosa però dobbiamo dirla: il film ha un suo perché nel suo quadro generale, soprattutto se siete amanti del genere horror.

La Loggia: un film senza trama definita

Forse è proprio questo il punto: manca una trama definita a dare un senso alla pellicola. La Loggia è quindi un film che si fa guardare, ma di cui potrebbero non piacervi alcune parti (diciamo alcune intere sequenze).

Quale fosse l’idea, piuttosto criptica, del regista, ancora dopo anni dall’uscita del film non si riesce a capire. Quello che possiamo dire è che può essere considerato una specie di opera enciclopedica del lavoro di un regista nemmeno troppo conosciuto da cui altri potrebbero prendere spunto per creare un lavoro cinematografico nuovo interessante.

Un esercizio di stile, che forse poteva anche non essere realizzato e distribuito.

 

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